Regala una grande storia a chi ne ha più bisogno

La vita di ogni mamma è un viaggio pieno di momenti unici e indimenticabili, che diventano
le nostre piccole, grandi storie di ogni giorno. Raccontaci la tua: per ogni storia, Mellin donerà
un euro alla Fondazione Magica Cleme ONLUS
, una fondazione che si occupa di regalare a tanti
bambini in cura e alle loro famiglie divertimento e intrattenimento al di fuori delle mura ospedaliere.
Abbiamo chiesto alle nostre mamme blogger come hanno vissuto i cinque momenti più emozionanti del percorso di vita di una mamma. Leggi le loro storie, scegli un argomento e raccontaci la tua!
la Prima volta
che l’ho sentito muovere
by Silvia, mamma blogger (Mammaimperfetta.it) "Come la maggior parte degli eventi legati alla maternità (la ricerca di un figlio, la prima ecografia con battito, il travaglio, il parto, …) non è MAI come ti hanno raccontato. Non è né meglio, né peggio. Semplicemente è qualcosa di unico".
LA PRIMA VOLTA CHE L’HO ALLATTATO AL SENO
by Elena, mamma blogger (Periodofertile.it) “Eccoti! Sei qui, attaccata al mio seno. Dopo ore interminabili di travaglio, dopo un parto difficile ma soprattutto dopo 9 lunghissimi mesi passati ad immaginare questo nostro primo contatto, tu sei qui...”
La prima giornata a casa
by Anita, mamma blogger "Quelle quattro mura che nelle ultime settimane mi hanno vista lievitare a dismisura, sono pronte ad accogliere lei, la mia bambina, la creatura che ho portato in grembo per 9 lunghi mesi."
il primo sorriso
by Manuela, mamma blogger (Mammeacrobate.com) “Un neo genitore alle prime armi non lo ammetterà mai, anzi, sosterrà a gran voce che lo sguardo della sua creatura a due ore dalla nascita era già così vispo e sveglio, proprio tutto sua mamma… Ma io che ci sono già passata, lo so bene, nei primi giorni i bimbi hanno quello sguardo assente e molto assonnato e come dargli torto…”
Le prime pappe
by Laura, mamma blogger (Mammeacrobate.com) “Voi lo sapevate che la pappa presente sulle guance è già precedentemente stata condivisa con la parete di fronte, il tavolo e le sedie e che quel sorriso in realtà era una smorfia di orrore misto a repulsione? Io no!! L’ho capito dopo”.
LA PRIMA VOLTA CHE L’HO SENTITO MUOVERE
by Silvia, mamma blogger (Mammaimperfetta.it)
Amore viscerale.

L’ho già scritto. Amore viscerale è un accostamento di termini che non può essere riferito e ispirato ad altro che non sia la maternità. Significa amare qualcuno dal profondo delle viscere. E l’amore viscerale per antonmasia è quello materno, la sensazione potente e unica che ti regala un essere umano che si forma, cresce, vive all’interno delle tue viscere.

E’ come un battito d’ali.
Sentirai come un fruscio.
E’ inconfondibile.
Sarà come una carezza.
Sentirai un soffio.

No.

La realtà è che i primi movimenti percepiti sono indescrivibili. Si può cercare di paragonarli a qualcosa di già conosciuto, a una sensazione già provata. Ma un paragone resta tale. Non è una descrizione fedele. Ma una similitudine. Come la maggior parte degli eventi legati alla maternità (la ricerca di un figlio, il test, la prima ecografia con battito, il travaglio, il parto, il primo sguardo, la prima poppata…) non è MAI come ti hanno raccontato. Non è né meglio, né peggio. Semplicemente è qualcosa di unico.

Io l’ho sentito prestissimo. Impossibile, mi dicevano, non sei nemmeno di 14 settimane. E invece era lui, e il giorno dopo la prima percezione, avevo l’ecografia e ne ho avuto conferma. Chiudevo gli occhi e dicevo “si muove ora vero?”. Era vero. Ciascuno ha i suoi tempi, i suoi modi e le sue sensazioni. Io non ero preparata perché mi avevano detto che fino alla 20^ non l’avrei sentito. Non era vero. Com’è? Cosa si sente?

Non so e non voglio descriverlo. Come ho detto prima, per ciascuna madre è un momento unico, irripetibile, inenarrabile. Inutile sforzarsi di tradurre in parole un’emozione che solo, forse, il più capace e virtuoso scrittore potrebbe fare. Sentire che una minuscola vita si sta agitando dentro di te, sentire che dentro la tua pancia scalcia e si rotola, vedere che dentro di te si succhia il pollice, quando è lungo ancora solo 5,5 cm, beh…come si può tradurre a parole una tale emozione? Pochissime volte nella vita capita di provare uno tsunami simile, tanto meraviglioso da poter diventare anche spaventoso. Si, a me è successo anche questo: mi sono spaventata, davanti a tutta questa vita pulsante, ho avuto paura. Di non saperla custodire, amare, rispettare. Di non essere sufficientemente consapevole. Di aver preso una decisione poco ponderata. Ma, come sempre, sono loro ad accompagnarci verso la consapevolezza piena. E ogni volta che, da quel giorno in poi, lo sentivo muoversi, ho iniziato a rispondergli, ad accompagnarlo a passeggio della mia pancia, a fargli seguire la mia mano, a giocarci, a comunicare. E mi sono resa conto che la consapevolezza piena e profonda c’era. Lo amavo. Solo non è “indolore” scontrarsi con un essere umano che cresce, si forma, si muove, mangia, singhiozza e si succhia il dito…dentro te. Non è indolore. Ma cosa, di faticoso, meraviglioso, raro, difficile…cosa è completamente indolore? Cosa di così prezioso passa scivolandoci addosso senza che ci facciamo domande? Potersi fare le domande è la più bella libertà dell’essere umano. E’ ciò che distingue, con nettezza, l’uomo dall’animale. E la sostanza di una vita che pulsa dentro le tue viscere è il più potente detonatore di interrogativi. Dunque, di umanità. Sono piena di vita, ergo sum.
LA PRIMA VOLTA CHE L’HO ALLATTATO AL SENO
by Elena, mamma blogger (Periodofertile.it)
Eccoti! Sei qui, attaccata al mio seno. Dopo ore interminabili di travaglio, dopo un parto difficile ma soprattutto dopo 9 lunghissimi mesi passati ad immaginare questo nostro primo contatto, tu sei qui.

Ho letto ogni articolo sull’allattamento, mi sono informata su ogni sito, blog e giornali di maternità ma chissà perchè in questo momento la teoria passa in secondo piano e l’alchimia che ci lega rende questo momento spontaneo e libero da ogni schema.

Tutte le domande che mi ero posta in gravidanza ora potranno avere una risposta: “La attaccherò bene?” “Ciuccerà in modo corretto?” “Ogni quanto dovrò darle da mangiare?” “Ce la farò?” “Ce la faremo?”.

Quel momento è arrivato. Il nostro primo vero contatto fuori dalla pancia.

Pare proprio che tu piccola mia abbia già capito come si fa. L’istinto e la mira non ti mancano e io vorrei che il latte fosse già “pronto”.

Ma per due giorni non posso fare altro che aspettare la montata lattea per soddisfare il tuo bisogno di mamma e di latte.

Vicino a me c’è ‘ostetrica che mi aiuta e mi mostra la posizione corretta. La tua testolina, la tua piccola bocca, tutto il tuo corpicino a contatto col mio.

Il dolore della montata e il letto completamente bagnato, questi i ricordi vivi del nostro “inizio”.

Mi rendo conto che il mio corpo è praticamente “fatto” per questo, per darti la vita sotto ogni forma. Ti ho custodita gelosamente nel mio grembo e ora dipendi totalmente dalle mie cure...e dal mio seno.

Il nostro rapporto è semplice: tu chiedi e io rispondo! E devo dire che sai benissimo come chiedere! Ti guardo innamorata e timorosa di sbagliare qualcosa. Ma tu conosci già tutto, sai benissimo come sfamarti e quando è il momento di fermarti.

E’ faticoso? Sì.

E’ doloroso? A volte.

Ma tornerei indietro nel tempo 1000 volte per rivivere quel primo contatto, per provare le stesse sensazioni, per darti quella protezione che richiedi.

Il mio corpo ti contiene, ti culla e ti sfama.

Siamo state fortunate, l’avvio dell’allattamento non ha presentato complicazioni nonostante le difficoltà del parto e del post parto.

Col tempo i miei timori svaniscono, tu hai deciso tutto: tempi, luoghi, durate e pause. Hai deciso anche quante energie prendere, cioè tutte quelle disponibili! Tra una poppata e l’altra dormo sfinita al tuo fianco, ricarichiamo le batterie per il prossimo giro.
LA PRIMA GIORNATA A CASA
by Anita, mamma blogger
Quelle quattro mura che nelle ultime settimane mi hanno vista lievitare a dismisura, sono pronte ad accogliere lei, la mia bambina, la creatura che ho portato in grembo per 9 lunghi mesi.

La sua stanzetta sembra uscita da un cartone animato: rosa le pareti, rosa i mobili, rosa la culla e le lenzuola… Che poi se non le piace il rosa ci tocca rifare tutto. Va bhè ma che dico, prima che possa muovere obiezioni, sarà già ora di rifare la tinteggiatura.

E se poi non le piace?
No, dico, e se poi non le piace casa sua?

Se quando torna attacca a piangere per ore e ore fino a che mi trovo costretta a riportarla all'ospedale?

Paranoie… una serie infinita di paranoie che prendono piede e mi si affollano nella mente, ora che mancano pochi minuti al momento della verità, in cui capirò se sono veramente pronta a diventare madre o se ho commesso un grave errore.

La valigia è pronta con i suoi vestitini piegati con cura (come sono piccoli… ed è piccola anche lei, forse troppo perché io riesca a prendermene cura…), mi alzo a fatica dalla sedia, mi avvio lentamente verso il punto in cui avverrà lo scambio: mia figlia per un sorriso, una pacca sulla spalla e l'incoraggiamento dell'ostetrica di turno.

Siamo a due passi, allungo le braccia, mi avvicino e, aiutata da G., il mio compagno, sistemo la piccola nella culla per trasportarla in macchina. E intanto il cuore mi batte a mille, lo sento arrivare fino in gola. Ecco ci manca solo che mi viene un infarto mentre ce l'ho in braccio e la faccio cadere. Devo stemperare la tensione.
Mi volto verso G. e noto che non dà segni di nervosismo: ma come fa?

Io: "Mi raccomando attento che non si scopra, fa freddo!"
Se si ammala è la fine, non riuscirò mai a prendermene cura
G: Tranquilla amore, più coperta di così!

Prendiamo l'ascensore che ci porta al parcheggio. Ho le mani sudate. Ci avviamo verso la macchina, G. apre le portiere, adagia la culla sui sedili posteriori e per un attimo mentre mi siedo accanto a lei temo che mi stia per venire un attacco di panico. La guardo e mi tranquillizzo perché in fondo lei sta dormendo serena e di tutto quel trambusto non si è minimamente accorta.

G: "Dorme come un ghiro, avrà preso da te" Non rispondo ma mi sale ancora l'ansia: e se non sarò in grado di svegliarmi quando piange?

Mi sembra tutto così difficile e insormontabile…

Ecco il viale che dà sul giardinetto di casa nostra… Ci siamo. Eccomi. Eccoci.

G: Tu va dentro e mettiti comoda, noi arriviamo

Faccio come dice lui, non sono nelle condizioni di contestarlo, non ora, non a un passo dal collasso nervoso. Entro in casa, tolgo il cappotto, le scarpe, infilo le ciabatte, mi dirigo verso il bagno, mi lavo le mani e torno in soggiorno dove mi siedo sulla poltrona, in attesa…

Mi guardo intorno, porto lo sguardo sulla porta che vedo improvvisamente aprirsi sulla visione di G. con la nostra bambina ancora dormiente. Li guardo. La guardo. Tiro un sospiro di sollievo. Allargo le braccia e mi preparo ad accoglierla. La prendo. La stringo a me e sento il suo calore, il suo odore. La accarezzo, la bacio e la scruto attentamente. E' lei, quella che scalciava nella mia pancia quando mi sedevo sulla stessa poltrona in cui mi trovo ora. E ora non ho più paura. So che ce la posso fare come ce l'hanno fatta tutte le madri. Non accadrà niente a questa creatura fino a che lei sarà con me, fra le mie braccia, cuore contro cuore.

IL PRIMO SORRISO
by Manuela, mamma blogger (Mammeacrobate.com)
All'inizio era il nulla.

No, non sto parlando della creazione del mondo, ma di una neonata... La mia.

All'inizio era il nulla, dicevo.

I neonati nei primi giorni di vita non si può dire che siano molto espressivi.

Un neo genitore alle prime armi non lo ammetterà mai, anzi, sosterrà a gran voce che lo sguardo della sua creatura a due ore dalla nascita era già così vispo e sveglio, proprio tutto sua mamma :-) Ma io che ci sono già passata con la mia prima bimba, lo so bene, nei primi giorni i bimbi hanno quello sguardo assente e molto assonnato e come dargli torto, porelli, fino a poco prima stavano beati nella pancia buia della loro mamma!

E così, forte delle mie ferrate consapevolezze, non mi sono fatta trascinare dall'onda emotiva dei parenti che guardavano la piccola appena nata e già cercavano di individuare, oltre alle solite e opinabili somiglianze (a momenti pure con la bisnonna della cugina, basta trovarla!!), anche le prime espressioni!

Sì, perché la gara scatta subito, l'obiettivo è cogliere il primo sguardo, il primo sorriso.
Peccato però che, a mente lucida, si sappia perfettamente che queste prime espressioni consapevoli e soprattutto che il primo VERO sorriso (e non quel riflesso incodizionato che i neonati hanno fin dalla nascita) arriveranno solo dopo qualche tempo, almeno un mesetto abbondante.

Ma, come dicevo, prevale l'emotività e il senso di competizione:

Nonno materno: Eh sì, è tutta mia figlia, e quel sorriso, proprio come la sua mamma!!

Nonna paterna: Ma che sguardo furbetto, sembra proprio quello del suo papà quando rubò la fetta di torta al compleanno del cugino Piero.

La zia: Oh ma come mi guarda, secondo me ha già capito chi sono. Amore di zia!!!

La panettiera (sì, pure lei... fatevene una ragione): Ma signora, ma non sembra che abbia solo 6 giorni, già mi sorride la piccoletta! Tieni amore bello, ecco una bella focaccina (!!)

E via dicendo.
Ed io, beata nella mia consapevolezza di mamma ormai esperta, sorridevo e lasciavo dire...
Finché un bel giorno tutte le mie certezze sono crollate.


Lei aveva BEN 2 settimane e 3 gg, era sul fasciatoio e io intenta a cambiarle il pannolino.
Ma in quel mentre cosa vedo?? Uno sguardo diverso dal solito, sì decisamente uno sguardo più consapevole, non come quello da pesce palla che aveva fatto fino ad allora.
Sì sì, mi aveva proprio guardata negli occhi e di CERTO mi aveva pure riconosciuta, ovvio sono sua mamma!!


IO: Amoreeeeee, corri, la bimba mi sta guardando VERAMENTE!!! Guarda!

MARITO: Tesoro, mah.. a me sembra il solito suo sguardo un po' assente....

IO: Ma stai scherzando?? Cioè non lo vedi che mi guarda con un sentimento di amore che le traspare dal viso?? ma sei cieco?

MARITO: Mah... forse... Sì in effetti mi pare proprio di vederlo... (MAI contraddire una puerpera in subbuglio ormonale, lo aveva già capito bene il marito)

IO: Hey guarda, guarda amore, non ci credo, ha SORRISO, guarda, oddio che amore, bella di mam.....

Non ho potuto nemmeno finire la frase che la piccola ienetta ha pensato bene di trasformare quel principio di sorriso in un rigurgito con effetto idrante che ovviamente mi ha lavata dato che le stavo a 10 cm dal naso.

Ora, io non lo vorrei ripetere, ma DEVO dato che sono una mamma "esperta" (...) I neonati ALMENO fino a un mese/un mese e mezzo NON sono molto consapevoli del mondo esterno, difficilmente vi guarderanno con amore, raramente a 2 settimane e 3 gg vi sorrideranno per davvero. Quindi, date retta a me, se inizieranno a fare delle smorfiette che interpreterete come dolcissime espressioni di amore, non mettetevi a una spanna dal loro viso. E non dite poi che non vi avevo avvisate.

Ndr: il PRIMO SORRISO VERO è arrivato in un pomeriggio di pioggia esattamente a un mese e 18 giorni.
LA PRIME PAPPE
by Laura, mamma blogger (Mammeacrobate.com)
Si dice che le prime volte siano sempre da ricordare! Mah io dico che da questa “Prima volta” avrei dovuto capire tante cose.

La mia storia di maternità racconta “la prima pappa” e inevitabilmente le mie “prime volte” sono due: due perché bimbi, due storie, due caratteri, due mondi!

Premetto: quando vi dicono che ogni figlio è a sé…è vero! E sono sicura che le mamme bis tris etc mi daranno ragione. Lo posso giurare con T. – il mio primo bimbo – ero stra-convinta che il cibo non sarebbe mai potuto essere un problema: con tanta mamma!! Io ho sempre mangiato per 3…la natura mi ha aiutato e soprattutto mi ha aiutato un buon metabolismo ma ho sempre amato mangiare... Beh, lui no! E si è visto subito...un boccone e bocca serrata…dopo una settimana…due bocconi e bocca serrata, altra settimana e altro boccone. Ma che fatica! E che stress. Si perché in fondo questo è un tasto dolente. Per noi mamme (italiane?) “ un bimbo che mangia è sinonimo di un bimbo sano!”. E non serve aver da anni di fianco un compagno che mangia il triplo quando sta male, che io più sono stressata è più mangio (ok questa è una scusa lo so). Mangiare (tanto) è salute se non mangia “ecco sta male!”. Ma torniamo in tema. La prima. Quel bel giorno in cui mi sono convinta a fare il primo passo verso la separazione…Si perché niente è stato per me paragonabile alla fatica di dovermi convincere che non l’avrei nutrito più solo io ma che chiunque l’avrebbe potuto fare (poveri figli nostri!).

Scherzi a parte si comincia!

Domenica. Tutti a tavola.

Posate nuove di zecca, piatti che fanno invidia alla dote più ricca e bavagli ultima moda e quell’immagine del bimbo tutto sporco di pappe sulle guance che ride di gusto. Carino no? No?? Come no? A perché voi lo sapevate che la pappa presente sulle guance era già precedentemente stata condivisa con la parete di fronte, il tavolo e le sedie e che quel sorriso in realtà era una smorfia di orrore misto a repulsione? Io no!! L’ho capito dopo.

La prima pappa di T. è stata un disastro. E il problema è che non abbiamo migliorato poi tanto col tempo, non è bastata la mia cucina affinata, i libri di ricette in cui riversiamo tante speranze che mixano brodo, verdura, carne al vapore con altra verdura al vapore e al massimo la variante pesce al vapore a fargli cambiare idea!

Poi però è arrivato F. Lui addirittura ha deciso di snobbare anche il biberon! Immaginatevi quindi le aspettative con cui mi avvicinavo al momento della prima pappa. Terrore allo stato puro.

Anche per questo con lui sono partita a rilento. Ancora vittima di mille dubbi: forse con T. avevo iniziato presto, non avevo a sufficienza capito i segnali, seguito i suoi tempi. Non con F! Avrò meno fretta, nessuno mi corre dietro…tranne lui con forchetta e coltello in mano! Si perché praticamente lui me le ha chieste le pappe. E quindi quando i segnali sono stati irrevocabilmente chiari abbiamo iniziato. La pediatra mi aveva avvisata (forse consapevole dell’esperienza precedente): “non lo forzi, stia tranquilla se all’inizio mangerà solo qualche cucchiaio”. Aveva detto 2 cucchiai, o forse 3, no sicuramente 4 ma magari 5…vado avanti? Nooooo. Non sarà troppo? Non gli creerò un trauma?

Non lo starò forzando? Cavoli ne ha mangiata più di metà ma mi sembra abbia ancora fame….Finita, beh dai come inizio non c’è male!

Beh mamme care, c’è speranza per tutte! E soprattutto…la colpa non è nostra! O non del tutto.

Mangiare è un piacere, mangiare deve essere un piacere per loro. Forse è nel momento in cui ribaltiamo questa relazione che iniziano i problemi.

Credo che se F. avesse potuto (o saputo) parlare, la sua prima parola sarebbe stata e sarebbe “Ancora!”. Ma questo è un altro post.